Innsbruck: cronache di una visita all’Alpenzoo

Il nostro secondo giorno a Innsbruck abbiamo deciso di dedicarci all’esplorazione dei bellissimi luoghi naturali del Tirolo. In hotel ci hanno consigliato una visita all’Alpenzoo. Premetto che eravamo molto scettici! Non amiamo molto gli zoo… gli animali li preferiamo liberi e felici nel loro habitat naturale, lontani dalle gabbie e dalla spettacolarizzazione!

Fonte: tirolo.tl

Questo zoo ci ha sorpresi per la cura con cui sembravano tenuti i suoi ospiti. Oggi vi raccontiamo la nostra esperienza.

Bando alle ciancie e iniziamo…

Lo Zoo Alpino di Innsbruck è uno degli zoo (a mio avviso) più belli che abbia visitato: grande, moderno e pulito. Ed ecco la sua singolarità: la possibilità di poter entrare nei recinti e nelle aree adibite ad alcuni animali. Si tratta di uno zoo ad alta quota. Potete raggiungerlo grazie all’impianto di risalita Nordketten Bahnen, di cui vi abbiamo parlato nel nostro articolo precedente. Inoltre, potete pensare di unire questa visita alla visita dei Mercatini ad alta quota, se vi trovate a Innsbruck nel periodo di Natale.

Potrete scorrazzare liberi e felici un po’ ovunque. Alcune aree hanno barriere quasi simboliche, altre semplici staccionate che alcuni animali non avrebbero nessuna difficoltà a superare – e infatti una delle nostre esperienze riguarda priprio questo. Ma andiamo con ordine! E come scrive Lewis Carrols in Alice nel paese delle meraviglie:

cominciamo dall’inizio e procediamo fino alla fine

Appena entrati all’Alpenzoo ci siamo ritrovati immersi nel verde. All’ingesso ci hanno fornito una cartina per orientarci. Mappa alla mano, ci avventuriamo lungo la strada principale. La prima cosa che troviamo sulla nostra strada (e per noi la prima esperienza scioccante) è una grande vasca popolata da alcune innocue paperelle, che nuotano allegramente e che di tanto in tanto si immergono per pescare qualcosa sul fondo della vasca. Inizialmente non faccio caso a cosa siano queste indistinte macchie bianche, preda delle paperelle, ma in un secondo momento, aguzzando la vista, capisco di cosa si tratta: topolini bianchi!

Papere che degustavano allegramente topini! Non guarderò mai più una papera allo stesso modo! Abbiamo anche assistito a una violenta contesa! Decidiamo di proseguire con la nostra esplorazione e visitiamo varie zone dello zoo: dalla zona dedicata ai predatori a quella dedicata ai rettili.

Una delle esperienze che ho preferito è stato l’incontro con i Lupi: avevano uno spazio enorme in cui potevano muoversi liberamente (certo, non come in natura…), ci abbiamo messo un po’ per vederne qualcuno, ma lo spettacolo è valsa l’attesa.

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L’orso era bellissimo, imponente, ma appariva molto triste e molto solo. Gironzolava in un’area abbastanza grande, lo si poteva ammirare da vicino tramite una vetrata a livello del suolo, o da una posizione sopraelevata. In ogni caso, per quanto il recinto apparisse molto curato, la sua solitudine ci ha ricordato perché non ci piacciono gli zoo… ci si può prendere tanta cura di questi meravigliosi animali, ma non sarà mai come lasciarli a vivere tranquilli a “casa loro”, nei boschi, dove dovrebbe essere il loro posto, piuttosto che in una gabbia, per quanto grande e bella possa essere.

Un aneddoto divertente, oggi voglio rovinarmi! In questa zona si trova un distributore. Nel tentativo di cercare un modo di mostrare la mia solidarietà al povero orso, cerco nello zaino del cibo. Da bravo orso umano, però, lo avevo già mangiato tutto!  Subito adocchio il distributore,  pensando  che dispensi cibo da dare agli animali.  Sulle etichette vi erano immagini di vari animali con tanto di bottoncino da premere. Non aiutato dalla mancata comprensione del tedesco e supportato dalla mia fantastica illusione, introduco il denaro e seleziono l’immagine dell’orso, ma… con mia somma delusione fuoriesce una moneta con un’immagine incisa: è proprio l’orso. Marti mi prende in giro ancora oggi, ma tutto sommato mi sento soddisfatto del mio acquisto: è un bel ricordo di quel giorno (poi chi non ama gli orsi?!).

Andando in giro ci siamo resi conto che lo zoo è un ritrovo per tutti, dove le famigliole austriache amano portare i loro figli lasciandoli vagare allo stato brado (in fondo un po’ di libertà può solo giovare ai bambini!). Come in un romanzo di Philippe K. Dick posso dire:

i miei occhi hanno visto cose che voi umani potete solo immaginare.

Ho visto madri e padri spronare i loro figli alti poco meno di sessanta centimetri ad arrampicate libere su pareti e rocce, e la cosa straordinaria è che questi indomiti bambini procedevano senza paura (se l’avessi fatto io alla loro età a mia madre sarebbero venuti tre infarti). Altra attività diffusa tra i piccoli umani austriaci: rotolare nell’erba giù dalle piccole collinette. Insomma, lo zoo offre tanto spazio per il divertimento dei bambini!

Continuiamo a camminare e leggiamo su un cartello “Stambecchi“: c’è un cancelletto aperto poco più avanti, così, incuriositi, entriamo! Sbirciando oltre si vede l’imponente ricostruzione di un paesaggio roccioso di alta montagna, davanti a noi il viottolo che costeggia la montagna è separato dalla costruzione da un divisorio molto blando, basso. Anche questa volta, bambini che entrano ed escono dal recinto. L’abbiamo trovata una cosa molto bella, perché nonostante tutti i contro dell’esistenza degli zoo, è importante che i bambini imparino a non aver paura degli animali, ma a trattarli come degli amici di vecchia data, con curiosità e affetto.

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Continuiamo la nostra visita ed eccoci giunti alla parte più divertente/inquietante: troviamo una recinzione che consente l’accesso. All’interno, uno strano rapace di cui non ricordo il nome (eravamo troppo occupati a … leggete e lo scoprirete!). Attraversiamo il cancello e con nostra sorpresa ci troviamo in una piccola area che ci presenta un nuovo cancello. Sorpresi da tante porte, inusuali per gli altri animali, attraversiamo anche questo cancello e ci ritroviamo in una sorta di casotto in pietra naturale con due enormi finestroni aperti, privi di vetrate, che affacciano su una vasta area totalmente recintata. Unica nostra compagnia: un uomo affacciato a una delle grandi finestre, in totale relax. Poco distante da lui, finalmente lo vediamo! A pochi metri c’era uno strano e minaccioso condor che girovagava senza curarsi minimamente dei suoi ospiti inattesi. Noi, increduli e incuriositi, fissiamo il rapace: non ne avevamo mai visti così da vicino e quell incontro face to face ci entusiasmava. L’uomo dopo poco esce dal recinto e restiamo da soli.

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Non so cosa sia scattato a quel punto, ma lo strano condor (immaginate che era grande la metà di me e io sono alto circa 1,90!), sentendosi osservato inizia a scrutarci con i suoi occhi rossi. All’inizio (wow!): un’occasione per guardarlo meglio. Almeno fin quando non comincia a camminare verso di noi emettendo un verso stridulo nella nostra direzione. Ok, non ci sta puntando, è solo una nostra sensazione. Altro verso stridulo, più forte. Il pennuto accelera. Marti scatta una fotoIncrociamo lo sguardo dell’animale. Per un attimo restiamo immobili, noi e il condor, e per un po’ nessuno si muove. Dopo questo momento degno dei migliori film western di Sergio Leone, il condor rompe gli indugi, apre le ali e in un momento è a un palmo di naso da noi, un vero face to face questa volta! A quel punto, con molta nonchalance (panico totale!) prendiamo una saggia decisione: usciamo (fuggiamo!) dalla gabbia.

Questo è stato il massimo dell’adrenalina durante la nostra visita all’Alpenzoo. Ma non contenti e per niente stufi degli uccelli, decidiamo di entrare in un nuovo recinto. Mentre avanziamo verso un folto gruppetto di persone che osserva qualcosa, inizio ad avvertire uno strano prurito alla gola, che man mano che avanziamo diventa sempre più forte e fastidioso.

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In questo recinto, assistiamo a uno spettacolo alquanto strano: una decina di uccelli simili a degli Ibis, ma grandi quanto delle galline, beccavano quasi in sincrono il terreno e più questi si agitavano, tanto più il mio malessere aumentava. Alla fine sono stato costretto a uscire e la mia pseudo-allergia è subito svanita. A quel punto ho ritenuto che fosse il caso di concludere il nostro giro tra i pennuti!

Tralasciando il mio rapporto non molto felice con alcuni amici beccuti, sicuramente è una visita che consiglio a tutti, soprattutto a chi viaggia con dei bambini: è un bel modo per passare una parte della giornata in modo alternativo. Solo un piccolo consiglio: se siete a Innsbruck in inverno, meglio andarci al mattino per non risentire troppo delle basse temperature dovute all’ubicazione ad alta quota.

Vi lascio con una foto inedita dello stambecco Pier, scattata ovviamente dalla mia compagna di viaggio. E se ve lo state chiedendo: no, alla fine non ho acquistato questo fantastico copricapo!

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Piero

 

 

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9 pensieri su “Innsbruck: cronache di una visita all’Alpenzoo

  1. Che paura col condor! A me è successa una roba simile nello zoo di Praga, c’era una zona recintata che permetteva l’ingresso attraverso due cancelli, siamo entrati e dentro c’erano degli enormi avvoltoi che stavano divorando una carcassa O_O paurissima!

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