Racconti di Viaggio: quando perdi i documenti e il viaggio diventa un “polizei tour”!

Stephanplatz, Vienna

Quando si viaggia, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo! A volte si tratta di piccoli imprevisti, altre volte, peró, si rischia di mandare a rotoli un intero viaggio. Varie, divertenti e non, sono le peripezie in cui noi turisti all’estero possiamo imbatterci durante i nostri soggiorni. Quindi eccoci qui: di nuovo ad aggiornare il nostro diario delle (dis)avventure del turista all’estero, ma questa volta (ahimè) parliamo di disavventure burocratiche…!

Inutile dire che lo sfortunello in questione sono io… un po’ per leggerezza, un po’ per mancanza di attenzione (e parecchia sbadataggine), mi ritrovo impicciato in situazioni poco piacevoli! E questa volta ho dovuto passivamente subire un sonoro “te l’avevo detto!” della mia dolce (?) compagna di viaggio (un’esperienza che non vi consiglio!).

Carta d’identità: amata, fidata, insostituibile carta d’identità! Ossessione di ogni  viaggiatore (che vuole poter tornare a casa)! La mia ultima disavventura all’estero riguarda proprio lo smarrimento della carta d’identità. A tratti ormai la odio: mi ha provocato lunghi momenti di tensione e soprattutto tempo buttato alla ricerca di una soluzione.

Per i prossimi viaggi intendo spillarmi la carta d’identità direttamente addosso, proprio come Harrison Ford nei panni del celebre archeologo Indiana Jonhs, a cui spillavano il cappello direttamente in testa per evitare che lo perdesse durante le scene di “stunt”. Oggi non mi sembra un’idea così malvagia!

Una piccola premessa (Marti mi sta obbligando a scriverlo!): prima di partire ho pensato bene di custodire la carta d’identità nella stessa tasca in cui tenevo il portafogli, con gran disappunto della mia compagna, che ha esordito con un “conservala altrove, altrimenti tirando fuori il portafogli la perdi!”. Esclamazione a cui prontamente ho risposto “basta, non ti preoccupare, non la perdo! Sono una persona responsabile, io!” (probabilmente questa affermazione mi perseguiterà per il resto della mia vita di coppia…)

Arrivati a Vienna, eravamo entusiasti come dei bambini in un negozio di giocattoli. Ci hanno colpito i colori della città, gli odori, i sapori, la pungente aria fredda (forse troppo fredda! Ma questa è un’altra storia…). Dopo un primo fantastico giorno in giro per mercatini, un un po’ per stanchezza e un po’ per il freddo, decidiamo di andare in hotel per riposarci e riprendere le forze. Purtroppo,  per la mia solita fretta e sbadataggine continuo a raccogliere scontrini e foglietti vari nella tasca.

Ci fiondiamo nuovamente nei mercatini di Vienna e per combattere il freddo beviamo c’è un’unica soluzione: bere ettolitri di vin brulè! L’unico problema è che ho una tolleranza all’alcohol paragonabile a quella di un bambino di cinque anni. Mi sento improvvisamente intontito, ma continuo a girovagare attingendo alle tasche per prendere il portafogli, senza badare alla carta d’identità. Ceniamo velocemente e torniamo come delle schegge in hotel: caldo e confortevole.

Il giorno seguente, non so per quale motivo (il dannato intuito delle donne!) Marty mi chiede dove abbia messo i miei documenti: ecco il dramma! Cerco nelle tasche, metto a sottosopra la stanza, metto sottosopra l’hotel… ma niente! (“Destino crudele” penso “ora chi la sente!”). Con nonchalance le dico “Sicuramente l’ho riposta nel borsello“. Purtroppo la sua risposta è “Prendila allora.” E sono fregato.

Usciti dall’hotel il più rapidamente possibile, sfidando il vento e il freddo e in barba al nostro programma di visitare almeno una decina di punti di interesse, cerchiamo una stazione di polizia dove poter  effettuare la denuncia di smarrimento. Dopo aver chiesto centinaia di indicazioni (tantissime delle quali in un tedesco abbastanza maccheronico!) riusciamo a trovarne una. Pensiamo che il nostro calvario sia quasi finito (poveri ingenui!), ma ci sbagliavamo di grosso… Una poliziotta abbastanza indaffarata ci liquida dicendoci velocemente in tedesco che lì non si fanno denunce, ma che per la denuncia dobbiamo recarci dal magister. Ci indica in un inglese stentato la zona dove possiamo effettuare la denuncia, ma quando le chiediamo di indicarcela sulla cartina ci manda via.

Interdetti chiediamo indicazioni per strada, ma nessuno sa dove si trovi il fantomatico magister, che nella nostra immaginazione prende lentamente le sembianze di un gigante barbuto, con lunghi baffi bianchi e una lunga toga nera, che con il martelletto fa da colonna sonora alle denunce dei poveri turisti.

Dopo aver girato a vuoto e in tondo più volte, senza trovare nessuno che conosca questo magister,  vedo da lontano (un miraggio!) un auto con la scritta polizei! Mi fiondo verso la vettura implorando aiuto, ma quello che ricevo è un incomprensibile borbottare in tedesco, da un poliziotto cicciottello sulla cinquantina abbastanza perplesso. Sconsolato e amareggiato, continuo a girovagare cercando di orientarmi e inizio a pensare che forse il nome della strada che credo di aver sentito non sia poi così corretto. A un certo punto, eccolo: un altro miraggio!

Questa volta, quasi mi infilo nella macchina della polizia dal finestrino aperto,  porgendo in un gesto disperato la cartina a un poliziotto a metà tra l’interdetto e l’intimorito, che grossolanamente e abbastanza turbato mi indica frettolosamente sulla mappa dove dobbiamo andare (forse gettarmi di testa nel suo finestrino non è stata una grande idea!). Dopo aver vagato (un tedesco del posto ci ha addirittura detto che per le denunce dovevamo recarci alla posta -.-) fino al primo pomeriggio finalmente troviamo il magister… un grande complesso di uffici, provvisto di reception, preposto per le denunce.

Nel frattempo, abbiamo cercato per tutto il giorno di metterci in contatto con l’ambasciata/consolato tramite il numero d’emergenza e il numero d’ufficio, rispettando gli orari indicati, ma senza mai ricevere risposta. Frustrati e affamati (erano ormai le 7 di sera), siamo andati a mangiare e tornati in albergo stremati.

Il giorno successivo, svegli di buon ora, abbiamo iniziato la ricerca delle copie dei documentati che ci servivano per poter richiedere un documento provvisorio e poi ci siamo incamminati verso l’ambasciata, con l’intento di trovarci lì all’apertura degli uffici per l’assistenza. A nulla è servito continuare a telefonare per ricevere informazioni. Inutile dire che l’ambasciata si trovava praticamente su un altro pianeta per quanta strada abbiamo fatto!

Arrivati finalmente in ambasciata citofoniamo e scopriamo di aver bisogno, in realtà, di recarci al Consolato (nonostante l’indirizzo presente sul sito per questioni riguardanti i documenti sia quello dell’ambasciata). Al citofono, la voce incoraggiante dell’addetto ci fa notare: “guardi il consolato chiude tra un quarto d’ora, le conviene tornare domani”. Eh no, domani no! A quel punto è iniziata la nostra folle corsa verso il Consolato. Abbiamo percorso la strada indicata avanti e indietro una decina di volte, senza trovarlo. Fin quando, dietro un albero, abbiamo notato un cartello che ci informava “Territorio italiano” (Finalmente!).

Corriamo dentro, disperati, e ci rivolgiamo a un impiegato abbastanza impaziente di chiudere. Esponiamo al volo la questione, mostriamo che siamo già in possesso di tutto ciò che serve per richiedere il documento provvisorio e lui con molta calma ci risponde: “che siete venuti a fare qua, già hai tutto, bastano la denuncia e la fotocopia della carta d’identità.”

“La prego” lo imploro “ci può fare il documento provvisorio? Se poi non ci fanno partire?”

“No no,non preoccuparti non serve!” e ci manda via.

Alla fine siamo tornati in hotel a mani vuote e piuttosto nervosi, preoccupati da molte esperienze lette in rete di gente che non era riuscita a ripartire senza documento provvisorio. Per fortuna, la hostess ha dimenticato di chiedere il documento al gate (complice una scolaresca provvidenziale che stava portando caos all’imbarco!) e siamo riusciti a tornare in Italia senza alcun (coff…coff…) problema.

In ogni caso, la città l’abbiamo sicuramente vista tutta, facendo check point in tutte le stazioni di polizia che abbiamo incontrato! Non perdete i documenti, è un consiglio spassionato, riponeteli in un posto sicuro, così non finirete come me!

Alla prossima (ma anche no) (dis)avventura!

Piero

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11 pensieri su “Racconti di Viaggio: quando perdi i documenti e il viaggio diventa un “polizei tour”!

  1. 😂😂😂 quando si dice: tutto il mondo è paese. Anche all’estero, dove noi crediamo siano super efficienti, mandano a destra e a manca per fare una pratica. Anni fa, a Malta, mio marito e un nostro amico erano stati chiusi negli uffici in ambasciata, durante la pausa pranzo, perchè dovevano aspettare che venisse timbrata la carta bianca del bimbo, si era bagnata e quindi divisa in due (attenzione ai documenti in mare 😱)

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  2. Madonna che ansia! Certo che però anche tu, sei stato un po’ sbadato – come ha fatto Marti a non prenderti a schiaffi 😉
    Scherzi a parte, una situazione assurda: mi chiedo a cosa servano le varie sedi di rappresentanza all’estero se poi quando ne hai bisogno non ti rispondono nemmeno al telefono…
    Bentornati, comunque 🙂

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    1. Diciamo che ci sono andata molto vicina! La tentazione era forte…😂
      Aldilà della disavventura, però, devo dire che il numero di emergenza non è stato di alcun supporto ed è veramente assurdo! Inoltre è stata una fortuna che non avessimo fretta di partire, perché il consolato è aperto solo 3 ore al giorno circa 😕

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